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Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. II

Note 530 — LIBRO SECONDO. DAL RITORNO ALLA VITA PRIVATA ED AGLI STUDI SINO ALLA MORTE DEL MACHIAVELLI. (1513-1527) (continued 3)

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Quando furono pubblicate le Opere inedite del Guicciardini, il Cavour cominciò subito a leggerle, e poi disse ad un amico: — «Questi era un uomo che conosceva veramente gli affari, e li conosceva assai meglio del Machiavelli.» — Anche Gino Capponi soleva insistere, nei suoi familiari colloqui, come fa pure nella sua Storia, sulla superiorità pratica del Guicciardini, e sulla più sicura conoscenza che questi aveva degli uomini. A lui sembrava che gli scritti del Machiavelli «non siano pratici abbastanza, come di chi avesse fatto le cose da sè, le avesse fatte più che guardate.... Parve a me sempre, che il Machiavelli conoscesse gli uomini meglio che l'uomo; gli conoscesse per quello che fanno in comune, e che importa alla vita pubblica; ma non gli guardasse e intendesse per quello che sono ciascuno in sè stesso e in casa e in famiglia, le quali cose fanno ostacoli, ai quali non pensano gl'ingegni speculativi, ma bene gli sentono i veri pratici del governo.» Storia della Repubblica di Firenze, vol. II, pag. 65. Bisogna però osservare, che il Machiavelli voleva studiare la vita politica e non la privata; i popoli, i governi e i principi, non l'individuo o la famiglia. Fu anzi il primo a distinguere chiaramente i due ordini di ricerche, il che era pur necessario allora.

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