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Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. II

Note 188 — LIBRO PRIMO (continued 3)

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Che nello scrivere le lettere di questa legazione il Machiavelli avesse posto maggior cura del solito, è provato dal fatto che di esse troviamo non solo le copie ufficialmente mandate ai Dieci, ma anche le prime bozze, che egli poi correggeva nel copiarle: qualche volta troviamo anche un compendio fatto da lui stesso delle proprie lettere. In generale le antiche edizioni pubblicarono le prime bozze che sono nel Codice Ricci; ma nelle Opere (P. M.) furono pubblicate le lettere ufficiali spedite ai Dieci, le quali sono nell'Archivio fiorentino, e spesso hanno non solo notevoli varianti, ma anche brani in cifra, che mancano nelle bozze, e perciò nelle altre edizioni (Vedi per esempio la lettera 26 luglio). Non è quindi senza utilità il paragonarle fra loro. Il Tommasini, che fu il primo a far questo paragone (I, 494 e segg.), osservò, tra molte altre cose, che là dove la bozza della lettera 3 agosto accenna esplicitamente all'oratore di Roma (che era Camillo Leonini, vescovo di Tivoli), nella copia ufficiale, per maggiore prudenza, è scritto invece: un uomo qui di grande autorità.

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