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Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. II

Note 212 — LIBRO PRIMO (continued 3)

Reading edition

Cambi, Istorie, vol. II, pag. 249. L'Ammirato parla di questa legge, seguendo il Cambi, e ripetendone le inesattezze, fra le altre quella che con essa fosse stato allora abolito il Parlamento, che era stato invece abolito assai prima, al tempo cioè del Savonarola. La provvisione che è del 20 gennaio 1510/11, trovasi nell'Archivio fiorentino, Consigli Maggiori, Provvisioni, reg. 201, a c. 41-43. Dal suo preambolo, che qui sotto riportiamo, si vede chiaro com'è nato l'errore della pretesa abolizione del Parlamento in quest'anno: «Desiderando i mag.ci et ex.si Signori stabilire et totalmente fermare il presente pacifico stato populare, vivere et libertà, et provedere che per alchuno benchè grave accidente non s'abbi a maculare nè risolvere; et pensando che quando, per alchuno accidente ordinario o extraordinario, manchassi in tutto el numero d'alchuno de' tre maggiori ufici e magistrati della nostra Città, o si diminuisse in modo che non vi restassi el numero sufficiente, cioè i dua terzi, o le borse di quelli da chi volesse malignare fussino state maculate, tolte, arse o ocultate, in modo che non si potessi ritrarre gli schambi, verrebbono a manchare et cessare tucte le actioni del detto presente stato et libertà; et come questo sarebbe causa che, non si potendo altrimenti riordinarle, s'avessi a venire a uno Parlamento, el quale, avendosi a fare co l'arme, si farebbe a proposito di chi fussi più potente, non di chi desiderassi bene e pacificamente vivere; pertanto.... provviddono et ordinarono, etc.» — Gli articoli della provvisione poi dispongono circa il modo di provvedere all'elezione dei magistrati, ed anche alla reintegrazione delle borse, mediante convocazione straordinaria del Consiglio Maggiore.

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