Note 62 — LIBRO PRIMO (continued 2)
Reading edition
Parenti, Historia, ecc., cod. II, IV, 171, f. 2, ottobre 1507 (originale). Strano è il vedere come quell'iniquo strangolatore, che fu così lungamente tra i più fidi del Valentino, non solo fosse chiamato a servire Firenze, ma venisse anche protetto da molti cardinali. Quando infatti egli era ancora prigioniero nelle mani di Giulio II, che esitava su quel che doveva farne, l'ambasciatore fiorentino, Giovanni Acciaiuoli, scriveva da Roma ai Dieci, in data 20 ottobre 1504: «Non voglio obmectere dire ad V. S., che per non si trovare, ut aiunt, in D. Michele alcuno peccato, per il quale meriti la morte, et perchè dieci cardinali hanno interceduto per lui, si dice per tucta Roma sarà liberato.» (Archivio fiorentino, cl. X, d. st. 4, n. 82 a c. 46t). E così fu poi di fatto.
Noi abbiamo altrove (vol. I, pag. 397) accennato, come quest'uomo da quasi tutti chiamato (anche dal Parenti) don Michele spagnuolo, fosse poi, sulla fede d'una lettera di Niccolò degli Alberti, creduto da alcuni erroneamente veneziano. Dicemmo allora che la lettera, cui accennava vagamente una nota nelle Opere, non si trovava e, trovata, non sarebbe, secondo noi, valsa contro l'autorità dei cronisti e dei documenti ufficiali. Ora però l'abbiamo trovata in una filza di lettere autografe di varî al Machiavelli, posseduta dalla signora Caterina Bargagli, nata contessa Placidi, che con grande cortesia la mise a nostra disposizione, di che le professiamo qui la nostra gratitudine. Sebbene la lettera non possa mutare il nostro avviso, nè abbia importanza storica, pure essendo molto breve, trovandosi spesso citata, e riferendosi al tempo in cui don Michele fu licenziato, la diamo in Appendice, documento IV. Aggiungiamo poi una curiosa lettera dello stesso don Michele al Machiavelli, che è cavata dalla medesima filza, e dà qualche idea dell'uomo e dei tempi. Vedi Appendice, documento V.