Note 346 — INTRODUZIONE (continued 5)
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«Cum non vellet ex huiusmodi vulneribus sibi datis mori, in lecto suo fuit strangolatus circa horam 19m, et in sero circa primam horam noctis portatum fuit cadaver ad basilicam Sancti Petri.» Burchardi, Diarium. Questo è un altro dei fatti narrati da quasi tutti gli storici e ambasciatori contemporanei, fra i quali va ricordato specialmente l'ambasciatore veneto Paolo Cappello, che allora trovavasi a Roma, e che nella Relazione sopra citata racconta minutamente tutti i particolari da noi riferiti. La sua narrazione concorda con quella del Burcardo e con quella del Sanuto, il quale ultimo trascrive quasi sempre in esteso o in sunto i dispacci dello stesso Cappello da Roma. Dopo aver narrato il fatto, il Sanuto (Diarî, vol. III, fol. 201) aggiunge, che l'autore del delitto fu colui che aveva fatto ammazzare il duca di Gandia. Più oltre (fol. 263 retro) riferisce lettere dell'oratore, del 18 e 20 luglio, le quali dicono che il duca di Bisceglie era stato ucciso, «perchè tratava di occider il Duca (Valentino), et il Duca la fato far per alcuni arzieri, et allo fato taiar a pezi fino in la sua camera.» Nella Relazione, che fu scritta dopo, quando forse aveva potuto avere più minute informazioni, il Cappello dice invece che lo aveva fatto strangolare da don Micheletto. Più oltre il Sanuto (fol. 273) riferisce lettere del 23 e 24 agosto, in cui si narra come il Papa scusasse il Valentino, affermando che il duca di Bisceglie voleva ammazzarlo. Recentemente il signor Thuasne, in fine del terzo volume della sua ediz. del Burcardo, pubblicò alcuni dispacci dell'ambasciatore fiorentino Francesco Cappello, che su per giù confermano le stesse notizie.