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Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I

Note 315 — INTRODUZIONE (continued 5)

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Tutti gli storici del tempo raccontano a lungo la morte del duca di Gandia. Il Gregorovius nella sua Storia di Roma cita molti documenti originali, fra i quali pubblica una lettera assai notevole di Ascanio Sforza a Lodovico il Moro, in data del 16 giugno 1497. (Vol. VII, pag. 399, nota 1). Il Burcardo dà un minuto e tragico ragguaglio del fatto nel suo Diario; ne parlano il Matarazzo, il Malipiero, tutti i contemporanei, massime le lettere dei privati e degli ambasciatori residenti a Roma. Di queste il Sanuto riporta molte, dalle quali si vede la straordinaria impressione che la cosa aveva fatta in Roma, dove le fantasie s'erano assai esaltate. Una lettera del 16 giugno (Sanuto, vol. I, foglio 310) dice: «Maxima demonum caterva in basillica beati Petri audita et visa fuit per plures, et ibidem tot et tanta luminaria, ut ipsa basillica penitus a fundamentis supra ardere et comburi videretur: ecce quanta prodigia!» Lettere del 17 dicembre 1497 (vol. I, foglio 391), ed altre posteriori riportate dallo stesso (Vol. I, foglio 408), ripetono cose di simil natura. Abbiamo ancora le lettere del Papa che, annunziando il fatto espone il suo dolore ai potentati: da esse però non si cava nulla di nuovo. Nel discorso fatto in Concistoro, egli escluse i sospetti che erano caduti sopra Ascanio Sforza, sul principe di Squillace e sul signore di Pesaro, il che prova però che questi sospetti v'erano stati. Vedi Reumont, Geschichte, ecc., e Sanuto, Ragguagli storici, pubblicati dal Brown (Venezia, 1837-38), vol. I, pag. 74.

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