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Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I

Note 252 — INTRODUZIONE (continued 4)

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Nel descrivere il carattere di Lucrezia molti si sono illusi, e qualche volta per futili ragioni. Leggendo negli storici contemporanei, che Lucrezia era «savia e accorta,» o altre simili parole, hanno voluto tirarne conseguenze singolari. Ma queste medesime espressioni si trovano ripetute a proposito della Giulia Bella, e anche del Valentino. Era un modo di dire, specialmente trattandosi di chi aveva buone maniere, e faceva le cose senza provocare troppo scandalo. Il Burcard, nel suo Diario, raccontando una delle orgie del Valentino, la famosa cena delle meretrici, incomincia: «In sero fecerunt coenam cum Duce Valentinense, in camera sua, in Palatio Apostolico, quinquaginta meretrices honestae cortesanae nuncupatae, etc.» Meno irragionevolmente valsero a difesa di Lucrezia Borgia, la sua condotta a Ferrara, e le lodi che essa ebbe allora dall'Ariosto e da altri. Di ciò noi non dobbiamo qui parlare; notiamo però, che nella biografia scritta da F. Gregorovius, si trovano fatti della vita di lei in Ferrara, che somigliano a quelli seguiti in Roma. Sono pochi, è vero, ma Lucrezia aveva allora da fare con un marito che le ricordava la sorte della Parisina; nè essa aveva più la protezione del padre. Quanto alle lodi dell'Ariosto sono frasi di cui fu largo a molti che non le meritavano.

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