Note 67 — INTRODUZIONE (continued 2)
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Leonardo Aretino scriveva, che se egli sapeva il greco, se aveva approfondito lo studio del latino, lo doveva a Coluccio Salutati: «Nemo unquam parens in unico diligendo filio tam sedulus fuit quam ille in me.» E Coluccio parla di questa amicizia con gran delicatezza d'animo e nobilissimo linguaggio: «Continua et studiosa nobis consuetudo fuit, et cum de cunctis quae componerem iudex esset, et ego suarum rerum versa vice, nos mutuo sicut ferrum ferro acuitur, exacueramus; nec facile dixerim ex hoc dulce et honesto contubernio, uter nostrum plus profecerit. Uterque tamen eruditior evasit, fateri operteat mutuo nos fuisse vicissim discipulus et magister.» Questi due brani di lettere si trovano riportati nella Prefazione (pag. XI) premessa dal Moreni alla Invectiva Lini Colucci Salutati in Antonium Luscum Vincentiuum: Florentiae, 1826. Il Loschi o Lusco, come lo chiama P. Bracciolini, era dotto nel latino e nel diritto civile; fu cancelliere di Gio. Galeazzo; poi segretario a Roma, dai tempi di Gregorio XII fino ai tempi di Niccolò V. Avendo egli detto male di Firenze, Coluccio gli rispose colla sua Invectiva, nella quale si può vedere a quale esagerazione e gonfiezza arrivasse qualche volta lo stile degli eruditi. «Quaenam urbs, non in Italia solum, sed in universo terrarum orbe est moenibus tutior, superbior palatiis, templis ornatior, formosior aedificiis; quae porticu clarior, platea speciosior, viarum amplitudine laetior; quae populo maior, civibus gloriosior, inexhaustior divitiis, cultior agris; quae situ gratior, salubrior coelo, mundior caeno; quae puteis crebrior, aquis suavior?» ec. ec. E con questo stile continua per molte pagine. (Vedi pag. 125 e seg.). Secondo P. Bracciolini (vedi nota a pag. XXVII della Prefazione all'Invectiva) il Salutati aveva una collezione di 800 codici, numero che è veramente straordinario per quei tempi. Della liberalità con cui ne faceva copia a tutti, ecco come parla Leonardo Aretino: «Ut omittam quod pater communis erat omnium, et amator bonorum.... omnes in quibus conspiciebat lumen ingenii, non solum verbis incendebat ad virtutem, verum multo magis cum copiis, tum libris suis iuvabat, quos ille pleno copia cornu non magis usui suo quam ceterorum esse volebat.» (Vedi questo brano nella citata Prefazione, pag. XXVII). I libri del Salutati andarono poi dispersi, essendo stati venduti da' suoi figli (Ibid., pag. XXVII-VIII). Lo Shepherd, nella Vita di Poggio Bracciolini, dà varie notizie sul Salutati, alcune lettere e un elenco delle opere, molte delle quali son sempre inedite nelle biblioteche fiorentine. L'edizione delle Epistolae del Salutati fatta dal Mehus è assai poco corretta. Invece con grandissima cura è condotta quella del prof. Novati recentemente venuta alla luce tra le Fonti dall'Istituto Storico Italiano. V. anche Novati, La giovinezza di Coluccio Salutati: Torino, Loescher, 1888.