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Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. II

Note 462 — LA LEGGENDA DI UN FILOSOFO (Michele Scotto)

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Alcuno vi fu cui spiacque dirlo mago, e che i prodigi operati da lui ascrisse a solo saper naturale. Nel Rosajo della vita di Matteo Corsini (Firenze, 1845, pp. 15-16) si legge: « Troviamo che uno Alberto Magno, el quale fu de' Frati Predicatori, venne a tanta perfezione di senno, che per la sua grande sapienzia fe' una statua di metallo a sì fatti corsi di pianeti, e colsela sì di ragione, ch'ella favellava: e non fu per arte diabolica nè per negromanzia: però che gli grandi intelletti non si dilettano di cioè, perchè è cosa da perdere l'anima e 'l corpo; che è vietata tale arte dalla fede di Cristo. Onde uno frate chiamando frate Alberto alla sua cella, egli non essendogli, la statua rispose. Costui credendo che fosse idolo di mala ragione, la guastò. Tornando frate Alberto, gli disse molto male, e disse che trenta anni ci avea durata fatica, e: Non imparai questa scienza nell'ordine de' Frati. El frate dicea: Male ho fatto; perdonami. Come! non ne potrai fare un'altra? Rispose frate Alberto, di qui a trenta migliaia d'anni non se ne potrebbe fare un'altra per lui; però che quello pianeto ha fatto el suo corso, e non ritornerà mai più per infino a detto tempo». Questa novella, che ha riscontri assai numerosi, fu, da altri, narrata alquanto diversamente. Confrontisi con ciò che Filippo Villani (Vite di uomini illustri) narra di una statua costruita da Guido Bonatti, non arte magica, ut infamatores sui nominis voluerunt, sed astrologiae diligentia et observatione. (Boncompagni, Della vita e delle opere di Guido Bonatti, astrologo ed astronomo del secolo XIII, Roma, 1851, pp. 6-7).

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