Note 98 — DEMONOLOGIA DI DANTE
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Uno di quegli strani uccelli dice a S. Brandano: «Nos sumus de magna illa ruina antiqui hostis; set non peccando aut consentiendo sumus lapsi; set Dei pietate predestinati, nam ubi sumus creati, per lapsum istius cum suis satellitibus contigit nostra ruina. Deus autem omnipotens, qui justus est et verax, suo judicio misit nos in istum locum. Penas non sustinemus. Presentiam Dei ex parte non videre possumus, tantum alienavit nos consorcium illorum, qui steterunt. Vagamur per diversas partes hujus seculi, aeris et firmamenti et terrarum sicut et alii spiritus qui mittuntur. Set in sanctis diebus dominicis, accipimus corpora talia que tu vides, et per Dei dispensacionem commoramur hic et laudamus creatorem nostrum». (Jubinal, La légende latine de S. Brandaines, Parigi, 1836, p. 16). La ragione del cadere, oscura, a dir vero, un po' più del bisogno, non fu troppo bene intesa da rifacitori e da trascrittori, e non è nelle varie redazioni espressa sempre a un modo; ma il concetto fondamentale passa in quasi tutte. Vedi Jubinal, Op. cit., pp. 70-71, 121; Schroeder, Sanct Brandan. Ein lateinischer und drei deutsche Texte, Erlangen, 1871, pp. 12, 78; Francisque Michel, Les voyages merveilleux de Saint Brandan, Parigi, 1878, pp. 26-7; Villari, Alcune leggende e tradizioni che illustrano la Divina Commedia, in Annali delle Università toscane, t. VIII, Pisa, 1866, p. 143; ecc. Nel testo italiano pubblicato dal Villari di su un codice Magliabechiano del secolo XIV, l'uccello dice al santo: «O servo di Dio, noi siamo di quella grande compagnia che caddono di cielo con quello agnolo Lucifero, lo quale è nimico dell'umana generazione. Noi non peccammo per noi, ma per consentimento; e per questo non siamo dove noi fummo creati, anzi siamo cacciati di fuori con quelli che peccarono gravemente». Cfr. Alberto Magno, Summa theol., P. II, tratt. IV, qu. 20, m. 2. Il riscontro fu, del resto, già notato dall'Ozanam, Dante et la philosophie catholique au treizième siècle, nuova ediz., Parigi, 1845, p. 343, e dal D'Ancona, I precursori di Dante, Firenze, 1874, p. 52.