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Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. II

Note 577 — ARTÙ NELL'ETNA

Reading edition

Sopra un caso particolare credo opportuno di richiamar qui l'attenzione del lettore. L'edizione milanese del 1826, e la veneziana testè citata, e l'altra veneziana dell'Andreola (Parnaso italiano, voll. IX-XI, 1820) leggono a questo modo (non curando alcune differenze di niun rilievo) la terzina 34 del cap. 22, l. IV:

Intanto ivi udii contar allora D'un'ellera che dello avello uscia Là dove il corpo di Tristan dimora.

Quell'Intanto ivi è certamente un errore, nato dal non sapere intendere ciò che il testo recava veramente. Nella edizione del 1501 il primo verso del terzetto si legge così:

Intintoil udi contare alhora.

Similmente nel Cod. N. I, 5 della Nazionale di Torino (altre edizioni e codici non posso ora consultare):

Intintoil udi contar allora,

e senza dubbio si vuole scrivere:

In Tintagoil udii contar allora;

oppure, senza mutar nulla:

In Tintoil udii contar allora.

Tintaguel, Tintagel, Tintajoil in francese (v. Francisque Michel, Tristan, Recueil de ce qui reste des poëmes relatifs à ses aventures, Londra, 1835, vol. I, pp. 15, 44, ecc.), Tintagoil in provenzale, Tintajoele in tedesco (Gottfried von Strasbourg, Tristan und Isolde, Breslavia, 1823, v. 476 ecc.), era il nome della residenza del re Marc, dove appunto sorgevano le tombe dei due amanti. Nel Roman de Brut è il castello in cui è rinchiusa Igierna, madre di Artù. Nel Roman de Flamenca, edito da P. Meyer, Parigi, 1865, si ricorda, vv. 591-2, un lais de Tintagoil:

L'uns viola [l] lais del Cabrefoil E l'autre cel de Tintagoil.

È questo un altro saggio delle infinite correzioni che il testo del Dittamondo richiede. Non voglio lasciare l'argomento senza recare una curiosa nota che Guglielmo Capello appose qui per l'appunto, e che dice così: «Questa parte di questo capitolo, signor mio marchese, non chioso, pero che de queste historie francesi sono ignorante quasi, e pochi libri francesi ho veduti non che lecti. E per lo simile in la. 2ª. cantica supra, ove fa mentione di vterpendragon, lasciai a chiosare; et anchora perchè voi, signore, site copioso e docto delle dicte historie, porite intendere e chiosare a uostro modo». Il Capello compose il suo commento ad instanza di un marchese di Ferrara, che non so propriamente quale si fosse. (Vedi per quanto concerne il Capello e il codice di Torino, Renier, Op. cit., p. cli n). La nota di lui può servire d'illustrazione all'inventario dei codici francesi posseduti dagli Estensi nel sec. XV, pubblicato dal Rajna nella Romania, vol. II.

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