Note 531 — ARTÙ NELL'ETNA
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Questo scetticismo italiano da taluni si esagera, specie in riguardo al medio evo, ma non può essere negato, e ad esso in parte si deve la scarsezza della nostra produzione leggendaria. Chi ha qualche dimestichezza con le croniche nostre e con le forastiere sa quanto il meraviglioso sia più abbondante in queste che in quelle, e come in molte di quelle, o manchi affatto, o si lasci scorgere appena. Il primo ad avvertire ciò fu il Muratori, il quale dice nella dissertazione XLIV (Antiquitates italicae medii aevi, t. III, col. 963): «Temperatiora vero in ejusmodi studio inani fuisse Italicorum ingenia, mihi persuadeo, quum raros hanc in rem foetus ab eorum calamo profectos Bibliothecae nobis offerant. Immo Guilielmus Ventura Historicus in Chronica Astensi, dum postremas tabulas Anno MCCCX, conderet, inter alia monita liberis suis relicta, hoc etiam protulit. Tomo XI, pag. 228. Rer. Italicarum: Fabulas scriptas in Libris, qui Romanzi vocantur, vitare debeant, quos semper odio habui».