Note 42 — II. PER L'AFFRANCAMENTO DELLA LIBRERIA ITALIANA
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Giovanni Calò id. id.: — «È utile che i commenti, quando presentino pregi veramente notevoli, siano tenuti nel debito conto in qualsiasi concorso, anche universitario, insieme coi lavori strettamente filologici (vorrei sapere perché i commenti non siano lavori strettamente filologici; quando si dice i dirizzoni!) — Ché un commento può appunto rivelare tali doti d'acume, di conoscenza profonda della lingua, di gusto, d'abilità didattica, quali non si possono generalmente riscontrare se non in coloro appunto che son degni di salire all'insegnamento superiore». — È una pura e semplice parafrasi di quello che dico io. Ma gli uomini appunto di cui Calò si fa paladino sogliono dichiarare lavoro di terz'ordine qualsiasi commento in genere; e, nel caso speciale, quelli dell'Ubaldi. Registro questo terzo punto di concordia, che con l'altro fondamentale, rilevato nella prefazione, cominciano a costituire un bel nucleo.