Note 41 — II. PER L'AFFRANCAMENTO DELLA LIBRERIA ITALIANA
Reading edition
Giovanni Calò nel Marzocco 29 aprile: — «Sarà bene che editori e commentatori si preoccupino di completare la pubblicazione delle opere delle quali sian pubblicate soltanto alcune parti, anche per dare agl'insegnanti la possibilità di servirsene con agio e con libertà, senza limiti di scelta, nella scuola».
Felice Ramorino nel Giornale d'Italia 23 maggio: — «Soprattutto e prima di tutto i testi classici vogliono essere curati. Una Raccolta senza pretese ma fatta con diligenza e buon metodo, che esibisse nel testo ora ritenuto migliore le opere dei principali poeti, storici, oratori, filosofi greci e latini, con sobrii prolegomeni e note, raccolta a cui potessero ricorrere con fiducia gli studiosi, corrisponderebbe a un vero bisogno del nostro paese, perché ora, se si deve consultare Erodoto o Tucidide o Polibio o Plutarco o Cicerone stesso o Cesare o Livio, non si può a meno di ricorrere a edizioni forestiere». — Come si vede, tanto Calò quanto Ramorino ripetono fedelmente quello che ho detto io. Ma è altrettanto vero che nei tre convegni dell'Atene e Roma non si parlò mai di siffatta edizione, e in articolucci volanti e nelle solite polemichette e «lettere ai Direttori» cosí care ai filologhi occulti, si lasciò quasi intendere che una simile impresa sarebbe stata futile e quasi disonesta. Basta, segnamo all'attivo anche quest'altra nota concorde, e dimentichiamo che se l'Italia si trova a questo punto la colpa è appunto del «metodo scientifico».