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Mezzo secolo di patriotismo

Note 47 — CONFALONIERI E I PROCESSI POLITICI.

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Domandiamo scusa ai lettori se ci crediamo obbligati a metterli in avvertenza contro un'altra grave — forse la più grave — inesattezza contenuta nel libro Il Conciliatore e i Carbonari. L'illustre autore vorrebbe smentire, a pagina 152, ciò ch'egli allora chiamava “la tradizione„ del colloquio fra il Confalonieri e il principe di Metternich; e a pagina 192 ripete la sua smentita. Eppure già l'Andryane e il Gualterio e Gino Capponi avevano parlato di quel colloquio, che poi il Tabarrini riportò estesamente dallo stesso manoscritto del Confalonieri. Forse al Cantù, che aveva già proclamato quest'ultimo uomo non generoso doleva di ammettere la verità di un colloquio, che lo avrebbe senza dubbio obbligato a ricredersi. Anche gli uomini di maggiore ingegno possono talvolta cadere in siffatte contraddizioni dell'animo. Ad ogni modo, le ragioni per cui nega il Cantù consistono tutte in una sottile analisi di una testimonianza indiretta — molto indiretta — d'un commissario di polizia. In favore della verità del colloquio abbiamo le dichiarazioni di Gino Capponi, di Filippo Gualterio, di Marco Tabarrini, di Enrico Poggi, di Gabrio Casati, di Alessandro Andryane e di... Federico Confalonieri. Ci pare che bastino.

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