← Table of contents
Lusitania

Note 52 — LA PRINCIPESSA PELLEGRINA

Reading edition

Eccoci da capo alle piante sorte su dalle sepolture di amanti ch'ebbero fine infelice. Qui mi è venuto fatto di ripensare a ciò che l'Arbaud (op. cit., I, p. XX-XXIV) scrive molto assennatamente circa la diffusione delle fiabe e delle poesie popolari nell'età di mezzo. Dopo aver accennato ai cantori vaganti, da cui si vuol riconoscere in principal modo cotesta diffusione, soggiunge: È un pregiudizio volgare il credere, come tanti fanno, che la gente, nel medio evo, si movesse di rado e mal volentieri da casa: altro se si movevano, massimamente quelli d'umile condizione! Vedete i pellegrinaggi: non sono essi forse una prova manifesta di quel bisogno che, a dispetto di chi adopravasi ad impedirli, spingeva sí gran quantità di persone a lasciar patria e famiglia? Ora i pellegrini furono come chi dicesse il giornale del medio evo. Aggiungi poi le fiere, a cui convenivano spesso uomini d'ogni qualità e d'ogni nazione; aggiungi i perdoni e tante altre feste religiose di gran richiamo; aggiungi in ultimo tutte quelle bande di mercenari onde allora si componevano gli eserciti; e si vedrà quante e quanto facili strade si aprivano ai racconti ed alle canzoni d'origine popolaresca, perché potessero correre speditamente dall'un capo all'altro d'Europa, e mettere alle volte cosí profonde radici in terra non propria, da sembrare anche ai piú intendenti native di quel tal luogo. Quest'ultime parole, per verità, non si leggono, e né meno altre corrispondenti, nel passo dell'Arbaud da me compendiato: ve le ho aggiunte di mio, perché ne sono in certa guisa come una conseguenza, e perché nessuno, credo, vorrà contraddirmi.

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings