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Lusitania

Note 71 — LA PASTORELLA

Reading edition

Orig., Rosa. Chiedo scusa ai lettori di questa mutazioncella, per cui diventa nome proprio un termine convenzionale della lirica amorosa dell'età di mezzo. Non v'è scolaretto di liceo che non rammenti il primo verso del Contrasto di Cielo dal Camo: Rosa fresca aulentissima, ecc. Ed “ognun sa come il paragone, anzi la trasformazione allegorica della donna amata nella rosa, sia comune alla poesia dotta e alla popolare; e se ne veggono numerosi esempi nelle note del Vigo [Canti pop. siciliani, Catania, 1870-74]. Una ballata trascritta dal Carducci (Intorno ad alcune rime dei secoli XIII e XIV, Imola, 1876, p. 66), di sur un memoriale notarile del 1287: Danzando la fresca rosa, Preso fui de so bellore. È notissima la ballata del Cavalcanti: Fresca rosa novella. Le canzonette del Giustiniani sono indirizzate a una rosa. [Vedi, p. es., quella delicatissima: Rosa, quanti ti vedon...] Una canzone francese antica nel Paris, Chansons du XV s. (Paris, Didot, 1875, p. 56): Royne des fleurs que j'ai tant desirée. Altri piú antichi passi di poesie francesi reca il Caix nella Riv. di Fil. Rom., p. 180, e nella Riv. Europea di rimatori italiani antichi.„ D'Ancona, Studj su la letter. ecc., p. 413. “I poeti francesi paragonavano le loro pastorelle alle rose di maggio [Sa facete vermeillete come rosser floris. V. Bartsch, op. cit. (romanza anonima) p. 45]; anche i provenzali lodavano nelle loro donne il fresco colore di rosa... In una poesia dell'Italia Settentrionale del secolo XIII, si dice alla Madonna:

Oi rosa encolaria del parais,....

[La Chiesa: Rosa mistica; il Manzoni (Il nome di Maria): O rosa, ecc.]

In una raccolta veneziana si legge:

Chi vo veder tre roze in t'una rama, vada a la porta de la Casa Nova; che ghe xe tre putele co la mama, che le se chiama tre in t'una rama.

In una raccolta napoletana:

Russa la facce toa comu' na rosa.... quannu nascisti tu, rosa marina, fici gran festa lu suli e la luna.

E altrove: rosa bianca, rosa rossa, rosa di giardino, e via discorrendo.„ Bartoli, op. e t. cit., p. 146-48.

Similmente una delle piú antiche e graziose romanze spagnole (Cancionero general, ediz. del 1535, p. 107), che riferisco nella mia traduzione:

“Rosa fresca, rosa fresca, tutta bella e tutta amor, quand'io v'ebbi nelle braccia, voi servir non seppi, no: or io ben vi servirei, ma non posso avervi, no.„

“Vostra, amico, fu la colpa; non fu mia di certo, no. Ambasciata mi mandaste per un vostro servitor; ma saluti e' non mi fece, ben diverso mi parlò: che avevate donna, amico, laggiú in terra di Leon; che avevate donna bella e figliuoli come un fior.„

“Chi vi disse ciò, signora, verità non disse, no: in Castiglia non fui mai, né là in terra di Leon, se non quando ero tant'alto e non conoscevo amor.„

Fa meraviglia che un uomo della levatura e della dottrina del Tiknor (Hist de la littér. esp., traduite de l'anglais par I.-G. Magnabal, Paris, 1864, t. I, p. 117) abbia potuto scrivere a proposito di questa romanza: Rosa était le nom de la dame aimée. Anche gli Ungheresi ed i Turchi dicono rosa l'amata; come basilico è detta per vezzo nei canti popolari slavi e greci moderni; come nei rispetti e negli stornelli toscani, ora il damo è giglio valoroso, ora fior di resta, ora palma d'argento, spiga di grano lavorato, stella brillantina, specchio rilucente, mandorlo fiorito, e cosí via. Rosa, d'uomo giovinetto, nella ballata storica I Reali di Napoli alla rotta di Montecatini; dove dice Maria, madre di re Roberto e di Piero, morto in cotesta battaglia:

“Ov'è il mio giglio e la mia rosa e il fiore?„

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