Note 615 — CAPITOLO VI. Le innovazioni scolastiche di Giuliano l’Apostata. (361-363)
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Si potrebbe dire di più: il passo dell’editto di Giuliano (Ep. 42 c.), che richiedeva che i maestri non nudrissero opinioni contrarie a quelle da loro professate in pubblico (μὴ μαχόμενα τοῖς δηποσίᾳ τὰἐν τῇ ψυχῇ φέρεν δοξάσματα) è stato con cecità partigiana, anche dai migliori (cfr. Allard, o. c. II, 357), interpretato come recante l’imposizione di una conformità di vedute tra i maestri e l’opinione pubblica. Tale interpretazione, se stenta ad accordarsi con la grammatica, termina certamente per attribuire a Giuliano il più illogico e il più sbagliato dei ragionamenti.