Note 30 — IL DECENNIO DELL’OPEROSITÀ POETICA DI ALESSANDRO MANZONI
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Non so quanta fede meriti qui il Foscolo. Egli è di umor nero contro i Milanesi, ora. Comunque, se questi, e allora e poi, peccarono di eccessivo municipalismo, è certo che il maggiore tra essi, e allora e poi, aborrì da un cotal sentimento, perniciosissimo ai suoi ideali di patria. Ricordo un solo episodio. Al genero G. B. Giorgini, che gli aveva mandato da leggere gli stampini del suo opuscolo Dell’unità d’Italia in ordine al diritto e alla storia (Milano, Redaelli, 1861), egli scriveva l’11 marzo 1861: «L’esserti fatto tanto umile, mi fa esser tanto temerario. T’avverto dunque che se non mi viene un tuo avviso in contrario, a posta corrente, farò sulle prove del torchio... un piccolo cambiamento... A un calabrese sostituirò un Fabrizio Maramaldo. E questo perchè non m’avendo tu scritto d’aver trovato che tale fosse veramente la patria di quel colui, posso credere che l’osservazione ti sia sfuggita. E ad ogni modo mi par ben fatto di scansare ogni nome di provincia italiana nei fatti odiosi». Cfr. D’Ancona. VI lettere di A. Manzoni a G. B. Giorgini (per nozze), Pisa, 1896, p. 9-10: e anche D’Ovidio, Saggi critici, Napoli, 1878, p. 76.—Pel sentimento antiregionalista del Manzoni, si vegga pure la mia Introduzione al volume I di queste Opere, pag. XLIII.