Note 8 — Prefazione
Reading edition
Colgo quest’occasione per deplorare, come in altri miei scritti, la diffidenza, colla quale in Italia, viene, di consueto, accolto qualsiasi tentativo di studio storico, che esca dal campo di una pura trattazione erudita. Ed il curioso si è che i più diffidenti s’illudono così di assurgere alla serietà degli studiosi tedeschi, i quali invece, (ironia della sorte!), costituiscono con la loro teorica [Cfr. Böch (Encyklopädie und Methodologie p. 306-8. Leipzig, 1886), il quale è poi l’erede diretto del grande F. A. Wolf] e colla pratica quotidiana la più categorica condanna della nostra esclusivista pedanteria. Così un tempo non pareva fosse per accadere, quando, prima del nostro risorgimento, fioriva, specie nelle provincie meridionali d’Italia, una pleiade di cultori di studi storici, i quali erano anzi tutto dei pensatori e degli uomini politici, e che, per fermarci al mondo della filologia classica, rispondevano ai nomi di un Pagano, di un Delfico, di un Cuoco e di un Trinchera, il quale ultimo, al 1850, traducendo un ottimo compendio latino di antichità romane; fidava in un futuro orientamento di codesti studi verso punti di vista più alti e più larghi che non «le nude e grette osservazioni riguardanti la filologia, le origini, le allusioni delle frasi, la etimologia ed il significato delle parole», ed offriva, nelle aggiunte all’opera tradotta, osservazioni mirabili e novissime sulla «costituzione, la politica, le oscillazioni del potere del senato e del popolo, i mezzi del governo, la legislazione, infine le cagioni degli eventi, della durata, della decadenza e della ruina dell’impero romano». [Antichità romane dell’Aula tradotte dal latino da F. Trinchera Vi. 2. Napoli. 1850. Pref. VII]. Da quel tempo ad oggi solo i miopi potranno affermare di avere, per questo rispetto, notato un progresso, ed io ho rammemorato uno sconosciuto traduttore di un manuale che nessuno più legge, per additare nel di lui metodo un esempio di quell’accordo delle operazioni della filologia classica, imprescindibile ad ogni storico e la cui assenza è causa unica del volgare dilettantismo dei quotidiani giudizi sui fenomeni del mondo classico romano, che noi abbiamo precedentemente deplorato, e con cui il Trinchera si sarebbe vergognato di baloccarsi.