Note 285 — CAPITOLO V. Roma e l’Egitto dal 152 al 116.
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Charisius — p. 137 (in Meyer — l. c.) Tale accenno a me sembra decisivo per spostare al 141 o giù di lì la data dell’orazione. Durante il regno di Filometore, tanta strana potenza di L. Termo è da giudicare inverosimile. Piuttosto, dopo il favorito avvento di Evergete, quegli potè, al pari del Tolomeo, pescare nel torbido della reazione seguitane, e, sembra, in maniera più indecente del suo protetto, il quale, alla fine, avea dovuto intimargli di smetterla. Così appunto l’«interdicere rem capitalem», rimasto inintelligibile al Meyer (Vi nª al l. c.), mi sembra possa invece acquistare un significato ben definito. Il Meyer (Op. cit., p. 108) crede l’orazione del 154. Ma tale cronologia è inverosimile, dappoichè il 154 è l’anno della partenza degli ambasciatori romani, (fra cui L. Termo), dopo l’ultimo, disperato appello di Evergete, e Termo, che al 145 soggiornava ancora in Egitto, (Cfr. Gius. Flav. — Contro Apione. II, 3, 2) non poteva, come risulta dalla presente orazione, (Cfr. Charis. l. c.), figurare in Roma al 154. Per identico motivo erra il Drumann (R. G. Vº, 129), cui era sfuggito il passato di Carisio, nell’assegnare l’orazione al 153.