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La vita in Palermo cento e più anni fa, Volume 2

Note 158 — CAP. IX.

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Ben altro che questo troviamo nel medesimo anno e, per documento storico irrefragabile, nella seconda metà del secolo XVIII. Di una professione celebrata nel settembre del 1755, un cavaliere palermitano (che potè anche essere un ecclesiastico) scriveva: «Preceduto prima l'invito stampato, si fece con sì sontuosa e dissoluta profanità, che tutti restammo scandalizzati. Fu sino piantata avanti la porta del parlatorio una baracca di tavole, dalla quale, come si fa nei teatri, si dispensavano pubblicamente i rinfreschi; e durò questa profana solennità per tre giorni continui, fino alle cinque passate della notte. Il giuoco e il ballo, per non dir altro, vi mancarono solamente, perchè si potesse dire di stare in un festino carnale.» Altro che cuccagna! E non parliamo delle ore favorite per cosiffatte funzioni, le quali erano pomeridiane e sovente notturne! (Ragguaglio, pp. 30-31, citato più oltre, nelle pp. 175-176 {p. 166} del presente volume.)

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