Note 14 — § VI. Don Mario Massimi.
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Anche di recente lessi sopra i giornali casi di ustione spontanea per ebbrezza. Lavi, Monografia ec. racconta il seguente fatto. — Nel 1828, a istanza del Commissario di Polizia, visita nella sua qualità di medico una vecchia di 65 anni, perdutissima a bere liquori spiritosi. La stanza esalava fetore empireumatico, i vetri delle finestre erano di un colore più o meno rossastro, i muri coperti d'acqua crassa; — il cadavere era ridotto ad una massa informe carbonizzata, come un pane da quattro libbre; il petto e l'addome erano spariti, l'estremità eransi appressate alla testa, la quale toccata appena andò in cenere; la cuffia era intatta. Cotesta femmina soleva bere un litro di acquavite, e due bottiglie di vino al giorno; e non era troppo. — Il subito trapasso da un'alta ad una bassa temperatura è motivo di subitaneo sviluppo della combustione.