← Table of contents
La sposa di Mènecle

Note 29 — PROLOGO

Reading edition

Colla clessidra (che noi chiameremmo orologio ad acqua, benchè non fosse precisamente la stessa cosa, cfr. Meier, Att. Pr., 715) misuravasi, com'è noto, il tempo concesso alle arringhe delle parti nei processi d'importanza. Nei processi inconcludenti e in alcuni di data specie, come la querela di maltrattamento, non s'usava clessidra (cfr. Harpocr.) e la misura del tempo lasciavasi probabilmente al discreto giudizio del presidente. Questi eran detti processi senz'acqua. Secondo la maggiore o minor gravità della causa variava la quantità e misura dell'acqua accordata; tante anfore per la tal causa, tante anfore per la tal'altra. Così per es. nella querela di falsa ambasceria (παραπρεσβείας γ.) eran concesse a ciascuna parte undici anfore (Eschin., Falsa amb.); nelle cause di eredità concedeasi a ogni parte un anforeo, e nelle repliche la metà, ossia tre coe (Demost., C. Macart.) L'acqua veniva fatta misurar dall'arconte all'udienza, come vedi nell'orazione contro Macartato. Nella misura dell'acqua non era compreso il tempo impiegato alla lettura degli atti, leggi, decreti o testimonianze: perciò l'oratore, quando stava per far dare lettura di documenti, o chiamar testi, ordinava al custode della clessidra di fermar l'acqua. (πίλαβε τὸ ὕδωρ, cfr. Demost., C. Stef., 1103; C. Eubul., 1305, ecc. Iseo, Ered. Menec., 221, ecc.)

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings