Note 25 — PROLOGO
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αίγα, κάθιξε. σὺ δ’ἀναβὰς κατηγόρει. Aristof., Vespe, 905. Era prescritto per legge che ciascuna delle due parti perorasse da sè la propria causa (Quint., Inst., II): gl'incapaci a difendersi da sè, si faceano scrivere da altri o da parenti o da avvocati di grido che ne facean professione (logògrafi) le arringhe che poi per proprio conto recitavano. Cfr. Vite X Or. Demost., C. Leocar. Tutt'al più, a volte concedevasi che la parte limitasse il suo discorso a un semplice esordio, dopo il quale cedeva la parola a un amico od orator di mestiere che parlasse per lui (sinègoro). Così nella orazion contro Neera Teomnesto accusatore, dopo un breve proemio, cede la parola al proprio parente Apollodoro. Gli oratori parlavano dalla ringhiera, in piedi e postasi in capo la corona; quando non era il loro turno di parola, sedevano; e finito di parlare, deponevano la corona. Aristof., Eccles., v. 163. Cfr. Meier, Att. Pr., 707.