Note 204 — ATTO TERZO
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Dopo che il tebano Pelopida ebbe persuasi i suoi compagni di esilio all'impresa di partirsi da Atene per muovere alla liberazione di Tebe «mandaron essi nascostamente a Tebe ad avvertire dei loro disegni gli amici ch'eran ivi rimasti: tra questi Carone ed Epaminonda..... Stabilitosi quindi il giorno dell'impresa, parve bene ai profughi che l'un d'essi, Ferenico, raccogliendo gli altri, facesse sosta in Triasio, e che pochi de' più giovani arditamente si arrischiassero di entrare in città: e se a questi incogliesse mai qualche sinistro dalla parte de' nemici, gli altri tutti aver cura dovessero de' figliuoli e de' padri loro. Il primo che si esibì ad andarci fu Pelopida, e poi Melone e Dàmocle e Teopompo, stretti fra loro co' vincoli d'amicizia e di fede, ed emuli sempre della gloria e del valore. Essendo dodici in tutto, dopo aver abbracciato quelli che restavano addietro, e mandato innanzi un messo a Carone, si incamminarono succintamente vestiti... ecc. ecc.» Plutarco, in Pelopida.