Note 9 — CAPITOLO XXI.
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Non sono molti giorni passati che io stesso ne vidi coi miei occhi un esempio. Una povera vedova campagnuola ha due figliuoli maschi ed una femmina; tutti tre allevati con somma cura dalla brava donna e rinomati un tempo per i migliori che fossero nel villaggio. Uno dei figliuoli andò soldato e fece i suoi cinque anni. Quando tornò, nessuno l'avrebbe più riconosciuto per quel desso, essendosi dato al vizio dell'ubriachezza, al libertinaggio, ed avendo perso quella religione che alle passioni del popolo è il maggior freno. Fu la disperazione dell'intiera famiglia. Ultimamente fu richiamato sotto le armi per la nuova guerra contro l'Austria. Cominciò per ispillare dalla madre, dal fratello, ed anche dalla sorella — e non senza minaccie e cattivi trattamenti — tutto il denaro che avevano e che poterono procurarsi, vendendo questa o quella di loro robe; e non era ancora partito a raggiungere il Corpo, che tutto già aveva consumato in bagordi. Giunto all'esercito, non iscrisse mai che per domandar denari, e la povera gente a farsi in quattro per procacciarsene e mandargliene. Alla battaglia del 24 giugno cadde ferito, fu recato in un ospedale di Brescia, e figuratevi se la povera famiglia non ebbe a tagliarsi le vene per nuovi sussidi. Breve! Gli fu amputata una gamba e rinviato a casa con congedo assoluto. Ci giunse appunto di questi giorni. I suoi lo aspettavano con affetto trepidante. Egli arrivò ubriaco marcio, e non era passata un'ora ch'egli aveva battuta la sorella, minacciato il fratello e perso il rispetto alla madre.