Note 1 — XLVI.
Reading edition
Scritta a memoria e di propria mano da Pietro di Canestrino, bracciante del Montale—Pistojese; raccolta e comunicata dall'avv. prof. Gherardo Nerucci. Nel Fascicolo primo (15 Maggio 1835) de Le Ore solitarie, Opera periodica (Napoli) si leggeva il seguente Aneddoto firmato E. Bevere:—«Passava Re Carlo Borbone, ai tempi in che era in Napoli, per certa ccontrada, ove scontrossi in un villano, che innestava non so qual albero. Re Carlo era cortese assai, e molto amante di que' della plebe; però alcun poco fermossi a risguardarlo, e s'intrattenne eziandio con esso lui a parlare de' pregi dell'albero, aggiungendo, per sola vaghezza di spirito, che volentieri ne avrebbe mangiato il primo frutto. Or avete a sapere siccome Carlo partissi per le Spagne, e siccome fu prodotto quel tale frutto da lui addimandato. E ben pensò il rustico stivarne un paniere, ed imbarcarsi per le spagnuole terre, chè vide allora esser giunto tempo proprio al fatto suo. Quivi giunto appena, inverso le regie soglie portavasi, quando gli venne vietato l'ingresso; ma dicendo egli come e quando fosse stato dal Sire conosciuto e perchè veniva, fu lasciato passare, dopo che si costrinse cedere la metà del premio che sarebbe per riportare dalla sua gita. Ascese le scale, rattrovò un altro inciampo; e quivi pure, per liberarsene, è forzato promettere l'altra metà del premio; e però tristo il meschinello e riverente appresentossi al Rege. Benignamente da Re Carlo si fu ricevuto e assai tornò gradito il suo presente; perchè il Monarca dappoi richieselo di ciò, che sopra ogni altra cosa avrebbe bramato, ch'egli l'avrebbe concesso in grazia della memoria, che di lui per tanti anni avea conservata. Ricordossi in quel momento il miserabile delle promesse fatte, e, dopo che per poco ebbe guardato il silenzio, addimandò cento bastonate. Maravigliò forte il Principe a tale strana inchiesta; però il perchè saper volle ei la facesse; e, satisfatto, non poco sturbossi; e, dato comandamento che i vili traditori sbanditi fossero da la sua casa e dal suo paese, rinviò il villano ricco di doni e di cortesie alle sue terre natali, dove ancora rammentasi un tale avvenimento.»—Racconta il Voltaire nella prefazione di Caterina Vadé ai Racconti di Guglielmo Vadé:—«Il y avait autrefois un Roi d'Espagne, qui avait promis de distribuer des aumônes considérables à tous les habitants d'auprés de Burgos, qui avaient été ruinés par la guerre. Ils vinrent aux portes du palais; mais les huissiers ne voulurent les laisser entrer qu'à condition qu'ils partageraient avec eux. Le bonhomme Cardero se présenta le premier au monarque, se jeta à ses pieds et lui dit: Grand Roi, je supplie Votre Altesse Royale de faire donner à chacun de nous cent coup d'étrivières.—Voilà une plaisante demande, dit le Roi; pourquoi me faites—vous cette prière?—C'est, dit Cardero, que vos gens veulent absolument avoir la moitié de ce que vous nous donnerez. Le Roi rit beaucoup, et fit un présent considérable à Cardero. De là vint le proverbe qu'il vaut mieux avoir affaire à dieu qu'à ses saints.»—Una delle Facezie di Arrigo Bebelio s'intitola Van dem Pfarrherr von Kalenberg:—«Sacerdos Caecii Montis in Austria, de cuius facete urbaneque dictis integri libelli perscripti sunt, cum semel principi suo, duci Austriae, donare vellet grandem piscem, non ante admissus est ingredi ab hostiario, quam promitteret ei mediam partem muneris a principe accepti. Quam ob causam Sacerdos facetissimus quidem, hominis avaritiam exosam habens, nolebat quicquam accipere a domino, nihilque aliud quam verbera expostulans, quae (cognita re) facile obtinuit. Et cum hostiarius pro sua parte caedendus astaret, clamavit ille: Ego libere pono tibi tres muneris partes, reservans mihi unam tantum, et hostiarium efflictum caedi obtinuit.»—