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La novellaja fiorentina

Note viii — XLV.

Reading edition

La povera Fattoressa analfabeta, che mi raccontava questa novella, diceva tutto con semplicità ed accennava più che descrivere l'ingresso glorioso del ciabattino nella città reale. Chi volesse tradurre la novelletta in Italiano ed ornarla di fiori rettorici di buon gusto, potrebbe avvalersi qui delle frasi, con cui un lacchè del ministero riparatore celebrava nel Nuovo Friuli l'ingresso del Presidente del Consiglio in Udine nell'Ottobre M.DCCC.LXXVI, degne proprio d'esser tramandate a' posteri come saggio di servilità democratica.“—Come descrivere adesso, colla fretta e furia di mandar fuori il giornale, e col proto inesorabile alle reni, che viene a strapparci le cartelle di mano prima che sieno interamente coperte di scrittura—come descrivere adesso l'ingresso per il maestoso borgo Acquileja! Non è fare una frase rettorica, se diciamo che fu un vero ingresso trionfale. Un popolo immenso, che mischia la sua voce poderosa ai concenti della musica, un agitarsi di fiaccole, una fila di carrozze precedute da un gruppo di bandiere, una luce continua, vaporosa, di fuochi bengalici rossi, verdi, violetti, che si riflettono sulle faccie delle case. Immaginate, ampliate, colorite, quanto volete, e avrete una pallida idea dell'ingresso di Depretis a Udine.”—

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