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La novellaja fiorentina

Note xxxi — XXVI.

Reading edition

Grand compagn de lu, grande quanto Lei, della sua taglia. Lorenzo Da Ponte, nelle sue Memorie, parla de' biasimi di malevoli al suo Burbero di buon cuore:—«Casti si trovò imbarazzato e non osò dir male apertamente d'una opera, che tutti lodavano. Prese una via di mezzo: lodò, ma v'aggiunse tanti ma, che la lode stessa finiva in biasimo. Ma in fondo, diceva egli, non è che una traduzione: bisogna vedere come andrà la faccenda in un'opera originale. Ma è peccato, ch'egli negliga tanto la lingua: taglia, per esempio, non vuol dire statura; nella quale significazione io aveva adoperata quella parola. Mi trovai accidentalmente dietro alle sue spalle, quand'egli, in tuon derisorio, e più col naso che con la strozza disugolata, gorgogliava questo verso a un cantante: La taglia è come questa. Passai allora dalle sue spalle al suo petto, e in suono anch'io di strozza disugolata e nasale, gli ripetei questo verso del Berni: Gigante non fu mai di maggior taglia. Guardommi, arrossì, ma ebbe la onestà di dire: per dio, ha ragione.—Signor Abate, gli dissi io allora, chi non può criticar in un dramma che qualche parola, ne fa un grandissimo elogio. Io non ho mai criticato i gallicismi del Teodoro. Non gli diedi tempo di rispondermi e me ne andai. Quel cantante rise; ed il signor Abate rimase mutolo per più di dieci minuti. Così mi disse poi quel cantante, Stefano Mandini.»—Il verso del Bernia (citato del resto inesattamente dal Da Ponte), si trova nella IV stanza del XXXIX canto dell'Orlando Innamorato

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