Note 1 — XXIV.
Reading edition
Alla mancanza di brio, ad un non so che di pesante nel dettato, il lettore si accorge subito, che questa novella è stata raccolta dalla bocca di persona, che aveva la sventura di non essere analfabeta. Tale e quale, salvo il principio, Le tre cetre, trattenimento IX della V giornata del Pentamerone.—«Cenzullo non vole mogliere; ma, tagliatose 'no dito sopra 'na recotta, la desidera de petena 'janca e rossa comme a chella, che ha fatto de recotta e sango. E pe' chesto cammina pellegrino pe' 'o munno, e a l'Isola de le tre Fate have tre cetra. Da lo taglio d'una de le quale acquista 'na bella Fata conforme a lu core sujo; la quale accisa da 'na schiava, piglia la negra 'ncagno de la 'janca. Ma, scoperto lo trademiento, la schiava è fatta morire, e la Fata tornata viva deventa Regina.»—L'episodio della persona reale incapace di riso, della fontana d'olio, eccetera, si ritrova poi nell'introduzione del Pentamerone. Cf. De Gubernatis. Novelline di Santo Stefano di Calcinaja IV. Le tre mele; ed anche X. I tre aranci. Gonzenbach (Op. cit.) XIII. Die Schöne mit den sieben Schleiern.—A. Wesselofsky. Le tradizioni popolari nei poemi d'Antonio Pucci (pag. 11). Pitrè (Op. cit.) XIII. Bianca—comu—nivi, rossa—comu—focu (Palermo). Pitrè (Otto fiabe e novelle pop. sic.) La bella di li sette citri. (Casteltermini). Carlo Gozzi tolse da questa fiaba l'argomento della sua rappresentazione: L'Amore delle tre melarance. Ecco una lezione milanese, scritta sventuratamente anch'essa sotto la dettatura d'una colta signora.