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La novellaja fiorentina

Note 3 — XIX.

Reading edition

Nota la somiglianza col mito di Giuseppe ebreo. Confronta con la Novella quinta della Deca seconda[i] degli Ecatommiti di Giambattista Giraldi.—«Cicilia ama Rinieri e diviene celatamente sua moglie: s'ingravida di lui. Il padre la dà nelle mani ad uno, che l'uccida; il quale le dona la vita. Ella partorisce un figliuolo. Rinieri ritruova il padre, che l'ha data ad essere uccisa. Egli è preso e condannato alla morte. La figliuola lo libera, e con somma letizia si gode con Rinieri»—Ecco il brano d'esta novella, che corrisponde alla nostra:—«La giovane infelice, credendosi di andare a piacere, si mise in cammino con coloro, che la menavano alla morte. S'inviò il Maltrova verso Ravenna e giunto in un foltissimo bosco, fingendo egli che si fosse spezzato uno dei legni della carretta, disse alla moglie ed alla giovane che scendessino, acciò ch'egli il legno rotto racconciasse. Scesero le due donne e poi che Cicilia fu in terra, la prese il Maltrova per un braccio e le disse: Raccomanda l'anima tua a iddio[ii]; chè quì, per le mie mani ti convien morire. A queste parole rimase come morta la giovane; e datasi a piangere e gridar forte, Ahi Maltrova, disse, sono queste le nozze a che condurmi vuoi? si trattano così le pari mie?—Sì, disse lo scellerato, così si trattano quelle, che senza riguardo dell'onor delle famiglie fanno quello che hai fatto tu, malvagia femmina; e qui le nozze ti si faranno, che ti si convengono. Conobbe a queste parole la misera, che il padre si era avveduto del suo fallo; e che perciò l'avea data a colui, che l'uccidesse. Ma con tutto ciò si gittò la infelice ginocchioni avanti il Maltrova, e piangendo disse: Io non niego di non avere errato, ma nondimeno io non offesi mai te, nè vergogna ti feci onde tu ne debba far vendetta. Deh, se non vuoi pietade aver di me, abbi almen pietà della infelice creatura, che nel mio ventre si chiude, e non voler dar morte, oltre a me, a chi non peccò mai e non è ancor nato. E quindi rizzatasi, volta alla crudel vecchia: Ahi madre mia, disse, non consentite, vi prego, che io sia dal vostro marito, a cui io sempre giovai, come sapete, sì crudelmente morta. La spietata vecchia niente altro disse, che: Se tuo padre non ha avuto pietà di te, vuoi tu che l'abbiam noi? Morire hai; però cerca di non perdere insieme col corpo l'anima. Allora il Maltrova la prese per gli capelli, e alzò la spada per levarle la testa. A questo atto si mosse a compassion della giovane quella vecchia, in cui mai non avea potuto pietà, e prese il braccio al marito, e disse alla misera giovane: Quando di andartene tanto lontana tu ci prometta, che alcuno non ti conosca e che non abbi a dir giammai chi tu ti sia, ti farò donar la vita. La giovane, cui parve che questa fosse una voce caduta dal cielo, promisele e giurolle per dio di così fare. Allora la vecchia dispose, benchè malagevolmente, il marito a non la uccidere; ma, cavatole la veste di zendado, e tutti quegli ornamenti che poteano dare indizio di nobiltà, la lasciò in sola camiscia. La vecchia pure le diè una sua gonnelluccia molto logora, di che ella si vestì; ed il Maltrova, lasciatala nel bosco sola, e montato sulla carretta, via se n'andò co' panni della infelice giovane e con tutto quello che Messer Orazio a questo fine gli avea dato.»—[Confronta anche con la Novella quinta della Deca decima:—«Alfonso Gravina manda un suo servitore, che gli conduca la moglie da Napoli in contado. Il malvagio, fingendo che il marito gli abbia commesso che l'uccida per istrada, le promette la vita, s'ella gli vuol compiacere di sè. Vuol piuttosto la donna essere uccisa, che mancare di fede al marito. Ella in quella angoscia è liberata dalle mani del traditore da un cortese cavaliere. Il servo dice al signore, che ella da un suo drudo gli è stata tolta. Il marito sel crede e perciò brama di gastigar la moglie. Si conosce finalmente il servo malvagio e la donna fedele e il fraudolento ha la pena della sua malvagità.»—] Luigi Groto, il Cieco d'Adria, nella favola pastorale Il pentimento amoroso, fa che Ergasto pastore commetta a Melibeo capraio, suo servo, di ammazzar la Filovevia, Ninfa di lui tenerissima, per riguardo della quale niun'altra vuol impacciarsi seco.

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