Note 1 — XVIII.
Reading edition
Lo stesso che Sole, Luna e 'Talia, trattenimento V, giornata V del Pentamerone:—«'Talia, morta pe' 'n'aresta de lino, è lassata a 'no palazzo, dove capitato 'no Re, nce fa duje figlie. La mogliera gelosa l'ave 'mmano; e commanna che li figlie siano date a magnare cuotte a lo patre e 'Talia sia abbrusciata. Lo cuoco sarva li figlie e 'Talia è liberata da lo Re, facenno jettare la mogliera a lo stisso fuoco apparecchiato pe' 'Talia.»—Cf. Pitrè, (Op. cit.) LVIII. Suli, Perna ed Anna. Gonzebach, (Op. cit.) III. Maruzzedda e IV. Von der schönen Anna.—La bella Ostessina, altra Fiaba della presente Raccolta, è una variante di questa. Cf. De Gubernatis, Le Novelline di Santo Stefano di Calcinaja XII. La crudel matrigna.—Da questa tradizione popolare, Luigi Groto (il Cieco d'Adria) tolse l'argomento d'una tragedia, la Dalida (Veggasi specialmente A. II. Sc. II). Se non che l'esito non è consolante appo il Groto. E qui mi cade in acconcio di notare, come tutti gl'istoriografi della letteratura italiana parlino da dugent'anni in qua del Cieco d'Adria e delle scritture di lui, che pur meriterebbero un esame attento, senza nemmen leggerlo: chè, se altrimenti fosse, si sarebbero accorti un'altra sua tragedia, l'Hadriana, essere una delle fonti del Romeo e Giulietta dello Shakespeare e trovarvisi persino il personaggio della nutrice (Vedi nella già citata Difesa del Costantino:—«Il bellissimo soggetto dell'Adriana, tragedia del Cieco d'Adria, leggiadramente imitato dalla prima novella del secondo volume del non mai a bastanza commendato Bandello, è 'l caso stesso del mio Poema. Il figlio di Mezzenzio, Re de Latini, assediando col padre la città famosissima d'Adria mentre che stava quasi per maturar l'onore del suo trionfo: mentre ch'era vicino a godere il frutto de' suoi sudori; scorgendo in una torre la vaga figlia del Re nemico, che (a guisa dell'Erminia del Tasso o di Romilda duchessa infelice del Friuli) osservava in quel luogo l'oste nemica, con bell'ordinanza attendata nella campagna, egli se n'invaghisce e se n'invaghisce sì fieramente, che posto in non cale il suo padre, la riputazione dell'armi, la fortuna de' suoi guerrieri, il proprio onore e la medesima vita; travestito introducesi furtivamente nell'assediata città, per poter discoprire alla figlia dell'inimico l'occulto incendio che 'l consumava. Ecc. ecc.»—) Ma quando avremo istorici letterarî che valgan qualcosa? Che leggano almeno gli scrittori de' quali ragionano? Pare che Francesco Redi fosse un po' più studioso delle opere del Groto, giacchè trovo ne' suoi scherzi un verso: S'aver ti posso un giorno in mio dominio, ch'è preso dalla Emilia del Cieco d'Adria (Atto II. Scena V) dove suona: Ma s'io potessi averla in mio dominio.