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La novellaja fiorentina

Note 2 — XVII.

Reading edition

Vedi Straparola, notte III, fav. IV.—«Fortunio, per una ricevuta ingiuria, dal padre e dalla madre putativi si parte, vagabondo capita in uno bosco dove trova tre animali, dai quali per sua sentenza è guiderdonato: indi entrato in Polonia giostra, et in premio Doralice figliuola del Re, in moglie ottiene.»—L'aquila, il lupo e la formica avevan dato a Fortunio di prender le forme loro a piacimento:—«Doralice mesta si ridusse sola in una cameretta non meno ornata che bella, e stando così solinga con la finestra aperta, ecco Fortunio il quale, come vide la giovane, fra sè disse: Deh, che non son io aquila! Nè appena egli aveva fornite le parole, che aquila divenne. E volato dentro della finestra e ritornato uomo come prima, tutto giocondo, tutto festevole se le appresentò. La Pulcella, vedutolo, tutta si smarrì e (sì come da famelici cani lacerata fusse) ad alta voce cominciò gridare. Il Re, che non molto lontano era dalla figliuola, udite l'alte grida, corse a lei; e inteso che nella camera era un giovane, tutta la zambra ricercò; e, nulla trovando, a riposare se ne tornò, perciocchè il giovane, fattosi aquila, per la finestra si era fuggito. Nè fu sì tosto il padre postosi a riposare, che da capo la Pulcella si mise ad alta voce gridare, perciocchè il giovane come prima a lei presentato si aveva. Ma Fortunio, udito il grido de la giovane e temendo della vita sua, in una formica si cangiò e nelle bionde trezze della vaga donna si nascose. Odescalco, corso a l'alto grido della figliuola e nulla vedendo, contro di lei assai si turbò; et acramente minacciolla, che se ella più gridava, egli le farebbe uno scherzo che non le piacerebbe. E tutto sdegnato si partì, pensandosi che ella avesse veduto nella sua immaginativa uno di coloro, che per suo amore erano stati nel torneamento uccisi.»—Vedi anche Pitrè (Op. cit.) XIX. Lu Scavu. Cf. Con la Novella II della Giornata IX del Pecorone:—«Arrighetto, figliuolo dello Impeadore, nascoso dentro un'aquila d'oro, entra in camera della figliuola del Re d'Araona, e fatto accordo con essa la porta per mare in Alemagna. Guerra che ne avviene e la pace fatta per ordin del papa sotto pena d'escomunicazione.»—Da dove comincia:—«Il Re di Raona ebbe una figliuola, la quale avea nome Lena, giovane, bella, vaga, costumata e savia, ecc.»—fino a:—«ed essendone certo, se ne tornò al padre, e dissegli che il figliuolo dello Imperadore era venuto in persona e furata l'avea.»—Cf. per questo ascondimento nella statua d'un uccello l'annotazione alla stanza XIII del II Cantare del Malmantile, che rimanda al II Canto del Mambriano e per altri particolari della fiaba, vedi l'annotazione alla stanza VI del medesimo Cantare del Malmantile. Nel quale, in fin de' conti, si narra l'origine del proverbio È fatto il becco all'oca, onde si hanno varianti senza numero.

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