Note v — XI.
Reading edition
Boccheritt, dal francese bouquet, che essendo oramai dell'uso italiano in tutte le provincie ed avendovi derivati, non può forse considerarsi più come vocabolo straniero. E di fatti già c'è chi arditamente ha scritto buchè. Po' poi non sarebbe peggio del bigiù, del dorè, del tanè, e simili termini. Gli è un fatto che la parola mazzo, non potendo usarsi mai assolutamente, avendo sempre bisogno dell'aggiunta di fiori, è incomoda: si è costretti ad usarla quasi sempre nelle forme diminutive: mazzetto, mazzettino, mazzolino. Per giunta, in molte provincie, ha un altro senso un po' sporco e mi ricordo d'avere sentito un teatro pieno scoppiare in omeriche risa ed inestinguibili a Napoli, allorchè un personaggio offriva alla sua signora il suo mazzo e voleva che 'l gradisse. L'autore del Vendemmiatore e delle Lagrime di S. Pietro tentò d'italianizzare più di trecento anni or sono il vocabolo napoletanesco ramaglietto, e ne' Capitoli giocosi e satirici testè pubblicati finalmente da Scipione Volpicella (Napoli M.D.CCC.LXX) dice d'un bicchiere: