Note iii — XI.
Reading edition
Dice il Cherubini:—«Scindiroeu, Scindiroeula. Cova 'l foco. Che sta a covare o a guardare il fuoco o la cenere. La Cendrillon de' francesi, che fu detta a' nostri giorni la Covacenere o la Cenerentola. Il Fagiuoli però, nel Traditor fedele (Scena V) scrive: la Cenerognola. Anche i Siciliani dicono Cinniredda.»—In Firenze, usano più comunemente Cenerontola. I Milanesi hanno (od avevano almeno) anche il maschile; la lingua antica il desidererebbe. Dice il Varon Milanes:—«Sciendiroeu. Uno pallido magro infirmo e che tutto il giorno stia nel canton del fuoco.»—Ecco il brano del Fagiuoli:—Aspasia. «Che fa Isabella?»—Sermollina. «Ricama e fa appunto un uccellino in sur un grappol d'uva, che se la becca.»—Aspasia. «Orsù, mettiti lì da lei, e procura ch'Ella non si muova. Trattienla, perchè io debbo parlare a una persona, che non voglio, che Ella lo sappia.»—Sermollina. «Lasciate fare a me, mi metterò lì da lei a annaspare; e mentre che io annaspo, le conterò una novella.»—Aspasia. «O brava, contalene bella.»—Sermollina. «Le dirò quella della Cenerognola.»—Aspasia. «Dille quale tu vuoi; di te mi fido.»—