Note i — XI.
Reading edition
È il Peau—d'âne di Carlo Perrault. Cf. Degubernatis. Novelline di Santo Stefano di Calcinaia, III. Il trottolin di legno. La vergine ritrosa all'incesto si ritrova nel trattenimento VI della giornata II; ed anche nel II della III giornata del Pentamerone, intitolato: la Penta manomozza, se non che nella Penta trattasi d'un fratello impazzito e non d'un padre.—«Penta sdegna le nozze de lo frate e tagliatose le mano nce le manna 'mpresiento. Isso la fa jettare drinto 'na cascia a mare; e data a 'na spiaggia, 'no marinaro la porta a la casa ssoja, dove la mogliere gelòsa la torna a ghiettare drinto la stessa cascia; e trovata da 'no Rre, sse nce 'nzora; ma pe' trafanaria de la stessa femmena marvasa, è cacciata da lo Regno; e dapò luonghe travaglie è trovata da lo marito e da lo frate, e restano tutte quante contiente e conzolate.»—Simile è la favola III del Libro primo delle Tredici piacevoli notti dello Straparola:—«Tebaldo, principe di Salerno, vuole Doralice, unica sua figliuola, per moglie; la quale, perseguitata dal padre, capita in Inghilterra, e Genese la piglia per moglie e con lei ha due figliuoli, che da Tebaldo furono uccisi, di che Genese Re si vendicò.»—Ha molti punti di rapporto con questa fiaba la favola cristiana di Santa Oliva. (Vedi La Rappresentazione di Sant'Oliva, riprodotta sulle antiche stampe ed illustrata da Alessandro d'Ancona. Pisa. Fratelli Nistri, MDCCCLXIII). Vedi la prima annotazione alla fiaba dell'Uccel Belverde a pag. 110 del presente volume. Nella Difesa di Gio. Battista Filippo Ghirardelli dalle opposizioni fatte alla sua tragedia del Costantino (In Roma, per gli Heredi del Manelfi. MDCLIII. Con licenza de' Superiori) leggo alle facciate 179—180:—«Piacesse al cielo, che una colpa sì atroce, com'è il desiderio, manifestato da un padre, di torre alla figlia la pudicizia, fosse stata colpa, o non mai intesa, o almen sì rara nel mondo, che si rendesse inverisimile a chi l'ascolta ed apparisse impossibile a chi la legge. Per tacere d'ogn'altro esempio, un solo ne porterò tratto dall'Istorie Ecclesiastiche, che diede già la materia ad una mia sacra tragedia, ed è quello di S. Dimpna, fuggita occultamente ad Anversa dall'ira del Re suo padre, dominator dell'Ibernia. Questi, vedendo la figliuola erede delle bellezze dell'estinta sua moglie, da lui amata sin all'insania, le voleva anche con la violenza torre quel fior verginale ch'aveva a persuasione di S. Gerberno consacrato all'Altissimo per gloriose primizie degli anni suoi. Questo è caso somigliantissimo al finto da me in Valeria, anzi in lei è più verisimile, atteso il costume perversissimo del tiranno Massenzio, noto a tutti per la lascivia, che con una audacia nefaria, violando la pudicizia delle Vergini più belle della sua patria, alcune di esse ne stimolò fin'all'incontrar (per fuggir le sue insidie) generosamente la morte; come fè con virtù veramente Romana la famosa Sofronia nell'antiche memorie sì decantata.»—Cf. Gonzenbach (Op. cit.) XXXVIII. Von der Betta Pilusa, Pitrè. (Opera citata) XLIII Pilusedda.