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La mirabile visione

Note 348 — XXVIII. LE TRE FIERE

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Dell'esattezza di questa indagine, si veda questa riprova. Il leone, avendo inordinato solo l'appetito irascibile e non anche il concupiscibile, come la lonza; essendo tristo e non anche amante di quei beni che concupisce la lonza; apparisce quando l'altra non è ancora scomparsa. Dante bene sperava dalla lonza, quando apparve il leone. Ma si noti, sopra tutto: quando apparisce il leone, Dante, per via dell'ora e della stagione, sperava di vincere la lonza ne' suoi effetti, cioè nella tristizia; quando comparve la tristizia ma accompagnata dal mal volere. Come a dire: quella tristizia mia stavo per vincerla, ma mi capitò addosso la tristizia altrui, che era ben altro! Ora qui bisogna ricordare l'episodio del nemico che dice: Son un che piango! O se non si vuol andare tanto in là, basti dire: Quella tristizia, sì, la vincevo; ma venne quest'altra! Il sì e non sì congiungono due parole uguali. Si noti che il leo è il nesso sì etimologico e sì filosofico delle altre due bestie; leonza e leopede; incontinente (in particolare tristo) come la prima, ingiusto, come la seconda. Ed è maschio tra femmine.

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