Note 263 — XXIV. L'UMANA COLPA
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Vedi Aur. Aug. de libero arbitrio, lib. III, passim. Dante riconosce negli spiriti magni l'esercizio delle quattro virtù morali, il ben fare; quindi non riconosce in loro questa difficultas, la quale è in supremo grado negli ignavi del vestibolo. Ma con le parole “non per far ma per non fare„ messe in bocca a Virgilio, sana quel non so che d'eretico che sarebbe nell'affermazione sua, che i grandi uomini non cristiani potessero essere esenti di questa necessaria conseguenza dell'umana colpa. E tuttavia non fare può (e Dante volle che potesse) interpretarsi, come vedo interpretare, per “non vedere„. Darò di qui a poco l'interpretazione esatta del pensiero di Dante.