Note 259 — XXIII. LA SELVA E LA FORESTA
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Il caro e bravo NVaccalluzzo nella recensione del Vel. (Rassegna critica della L. A. di Percopo, pag. 65-84) nota: “Io credo con... (un altro, un'autorità) che il sistema del Casella, con alcune mutazioni, possa ancora sostenersi, specialmente con l'inversione fatta dal Pascoli„. Vedo da queste parole la via per la quale le mie dichiarazioni passeranno nella scienza dantesca: passeranno come mutazioni, magari lievissime, di nessun conto e merito, di sistemi altrui. E sia. Morirò anch'io; e a me morto si renderà quella giustizia che, ora a confronto d'un morto, a me vivo si rende così scarsa. Del resto, passeranno, passeranno. Non ne dubiti l'egregio amico; che conclude: “Ma chi sa? anche qui si finirà col tornare agli antichi!„ Sulla spiegazione del Casella rispetto alla mia, scrissi nel Marzocco del 20 gennaio 1901 e in un num. seg. Così in n. precedenti, del 7, 14, 28 ottobre del 1900, avevo trattato del Disdegno di Guido e del Dolce stil nuovo.