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La leggenda di Saladino

Note 49 — II

Mario Menghini translation

Questo racconto si rinviene in Jean le Long (Pertz, SS. XXV, 82), in Jean d'Avesnes (in cui l'atto di Saladino è preceduto dalla disputa, narrata poco fa, che egli provoca tra il piú saggio ebreo, il piú saggio cristiano e il piú saggio païen che si poterono trovare), e in Bosone da Gubbio. La leggenda s'era forse dapprima attaccata a un sultano d'Iconium, amico dei Cristiani, morto nel 1219, del quale Iacopo di Vitri dice che si crede che fosse battezzato (v. AA. SS., Oct., II, 616). — Alla morte di Saladino si riferisce una storia assai spesso allegata, ma che non ha propriamente un carattere religioso, quella del lenzuolo che avrebbe fatto girare per le città del suo impero, portato da un uomo che gridava: «Ecco tutto ciò che il gran Saladino condurrà con sé delle sue ricchezze!» Si trova specialmente in Iacopo di Vitri, da cui è passata al manoscritto di Tours e a Stefano di Borbone (§ 60 e la nota), nel Ménestrel de Reims (§ 198), in un sermone predicato nel secolo XIII da Enrico di Provins (Hist. litt. de la Fr., XXVI, 421), in due sermoni anonimi del secolo XIII che mi indica il signor Hauréau (mss. lat. 14693, fol. 69; 14951, fol. 93), in una compilazione italiana intitolata Corona de' Monaci (Fioravanti, p. 20), in Bosone da Gubbio (Fioravanti, p. 28). In una variante segnalatami dal signor Hauréau (ms. lat. 15963, part. II, pl. 43), è il suo stesso corpo che Saladino fa girare in quel modo dopo morto. Come l'ha notato l'Hauréau (Hist. litt. de la Fr., l. c.), il Voltaire nell'Essai sur les moeurs ha dato valore storico a questo aneddoto. Questa proclamazione simbolica della vanità delle cose umane e del loro annientamento davanti la potenza e l'eternità divine, presenta d'altronde, a differenza dei racconti riferiti sin qui, un carattere veramente orientale, e la storiella ha senza dubbio una fonte araba. — Notiamo infine che in un sermone di Gerardo da Liegi, di cui io devo ancora l'indicazione all'amicizia dell'Hauréau (ms. lat. 16433, fol. 31), l'apologo in discorso, di cui il La Fontaine ha fatto Le Vieillard et ses Enfants, è riferito a Saladino morente. D'altra parte i Tartari lo raccontano del loro Djinghis-Khan (v. La Fontaine, ediz. E. Régnier, I, 335).

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