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La leggenda di Saladino

Note 30 — II

Mario Menghini translation

Récits d'un ménestrel de Reims, ediz. del Wailly, § 199 e segg. Una versione alquanto differente di questa novella è scritta, dopo la Chronique d'Ernoul, nel ms. fr. 781. Naturalmente il prodigo Saladino ha una particolare antipatia per gli avari. Il «marchis de Cesaire» ammassava il danaro che avrebbe dovuto impiegare a mantenere la sua guarnigione, e diceva che avrebbe sempre il tempo, se Saladino lo minacciasse, di «faire sortir mille chevaliers de ses coffres». Però Saladino s'avvicina segretamente alla città, l'assale all'improvviso e se ne impadronisce. Si fa condurre davanti a lui il marchese colle mani legate dietro la schiena e gli dice: «Marchis, marchis, ou sont li mil chevalier que vous deviez faire saillir de vos coffres? Par Mahomet, vostre convoitise vous a deceü. Vous ne fustes onques asseviz d'or ne d'argent; mais je vous en assevirai encore encui». Allora fa fondere l'oro e l'argento, «et li fist avaler tout bouilant dans la gorge, et maintenant le convint mourir». Però restituisce la libertà la marchesa con dieci cavalieri e dieci damigelle (Mén. de Reims, § 209 e segg.). Il Wailly ravvicina questa novella a quella che riferisce lo Joinville per il califfo di Bagdad, il quale «n'avait pu ce décider à sacrifier ses trésors pour augmenter le nombre de ses gens d'armes; le roi des Tartares, après l'avoir condamné à jeûner pendant plusieurs jours, décida qu'on lui servirait, pour assouvir sa faim, un plateau couvert de pierres précieuses». (V. anche Marco Polo, ediz. Pauthier, p. 49; la storiella si ritrova anche negli storici persiani citati dal Pauthier). D'altra parte questo racconto rammenta quello, che si legge in parecchie versioni del romanzo dei Sept Sages, e anche altrove, secondo il quale si fece morire, versandogli oro fuso nella gola, un re di Roma la cui cupidigia era stata causa di grandi sciagure per la città; questo personaggio in qualche versione è chiamato Crasso, e il modo della sua morte sembra una reminiscenza di quella che Surena inflisse, dicesi, a Crasso.

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