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La donna fiorentina del buon tempo antico

Note 26 — NEI PRIMI SECOLI DEL COMUNE

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Una di quelle «doti isfolgorate» di lire dugento, sappiamo oggi essere stata la dote che la Gemma di messer Manetto Donati portò a Dante Alighieri. L'illustratore di questo Nuovo Documento concernente Gemma Donati (U. Dorini, nel Bullettino della Società Dantesca italiana, N. S., IX (1902), fasc. 7-8, pag. 181-184) ha potuto sopra altri documenti fiorentini consimili rilevare che fra il 1276 e il 1316, sopra sessantasei doti, dieci vanno dalle 50 alle 200 lire o poco più, quattordici dalle 250 alle 500, quindici dalle 500 alle 700, tredici dalle 700 alle 1218, sei da fiorini 100 a 300, otto da fiorini 300 a 560. E si seguitò per questa via. Guido Biagi ha pubblicato (per nozze Corazzini-Brenzini; Firenze, 1899) Due corredi nuziali fiorentini (1320-1493), da un libro di Ricordanze dei Minerbetti, istituendo confronti su «ciò che fosse la vita fiorentina e nei primi del Trecento, quando non era ancor fatta la roba, e sul declinare di quel secolo decimoquinto, in cui la squisitezza del gusto raffinava e ammolliva il costume». Nel matrimonio del 1320 la dote è di 325 fiorini d'oro, e 35 fiorini d'oro le «dónora» ossia il corredo. Nel 1493, fiorini 800 la dote, fiorini 240 le «dónora stimate» con altre assai non stimate, e poi per fiorini 340 di «cose consegnate e date» agli sposi dai genitori dello sposo. Un altro matrimonio, d'una Valori a uno Strozzi nel 1485, porta (Scritta di parentado ec. pubblicata da G. O. Corazzini per nozze Ciampolini-Magagnini; Firenze, 1894) fiorini duemila di suggello fra dote e dónora, delle quali segue la lista. Vorrei poter riferire quelle liste, preziosa testimonianza anche alla storia del costume. Consimili documenti di tempi ulteriori ha pubblicato Carlo Carnesecchi nel suo opuscolo Donne e lusso a Firenze nel secolo XVI. Cosimo I e la sua legge suntuaria del 1562; Firenze, Pellas, 1902.

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