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La donna fiorentina del buon tempo antico

Note 186 — DA DANTE AL BOCCACCIO

Reading edition

Purg. XXIX-XXXIII. Di quel «donnescamente» dantesco, che s'interpetra comunemente per «con grazia e gentilezza femminili», o simile, mi sembra singolare e vera la dichiarazione che nel suo latino esplicativo ne fa un frate del Quattrocento (Giovanni da Serravalle, Translatio et Comentum totius libri Dantis Aldigherii; Prato, 1891; pag. 813): «dominabiliter, scilicet more suavis et nobilis dominae»: insomma «signorilmente»; con attinenza al bello e possente significato della parola «donna» per «signora», abbracciato sì dai poeti e sì dal popolo nelle locuzioni «la mia donna» e «madonna». E a cotesto «donnescamente», rintegrato (com'io credo) nel senso che volle imprimergli il Poeta, porge illustrazione e conferma il verbo «donneggiare», cristallizzatosi in un antico proverbio che ammoniva le «signore» di poco savia condotta, le quali si lasciano, diremmo oggi, pigliar la mano dalla servitù: «Quando madonna folleggia, la fante donneggia», cioè fa lei da signora, diventa lei la padrona. Proverbio, la cui efficace dicitura o guastano o snervano i lessicografi che a «donneggia» o sostituiscono, o aggiungono come variante, «danneggia». La quale, o sostituzione o variante, che sia da rigettare senz'altro, se anche non lo dicessero l'orecchio e il buon gusto, lo imporrebbe il raffronto di quella trecentistica scrittura fiorentina degli Avvertimenti di maritaggio testè riferiti in una delle precedenti note; nel decimo dei quali (pag. 102) abbiam letto: «Troppa «dimestichezza» della padrona verso la «famiglia», cioè verso la servitù, «importa vizio, e troppa familiarità ingenera sdegno; onde troppo è meglio essere un poco verso di loro altiera e signorile: imperò che non è già buon segno vedere la serva in superbia inverso la madonna; onde volgarmente dice la gente: — La serva signoreggia, se la madonna folleggia».

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