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La città italiana nell'alto Medio Evo

Note 493 — PARTE SECONDA La città langobarda-franca (continued 2)

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A Brescia erano vicinissimi alla città la corte di Cerropinto ed i beni spettanti ad curtem nostram publicam vel ad curtem ducalem, donati dal re Desiderio al monastero di S. Salvatore (cfr. Cod. Dipl. Long. — Troya — n. 727, a. 759 e n. 878, a. 767, su quest'ultimo vedi anche quanto è stato detto a pag. 87,) e le altre terre tutte rimaste alla pubblica autorità, come si rileva dal noto documento del 1037 nel quale si dice Monte Digno et Castenedolo sunt de foris muro ipsius civitatis, (cfr. Gradonicus, loc. cit., pag. 159, e segg.).

A Cremona le selve che gli imperatori avevan concesse al vescovo e sulle quali i cittadini vantavano ed esercitavano larghi diritti di uso sono dette in circuito civiatis, (cfr. Diploma di Corrado I ai cremonesi dell'a. ed. e loc. cit.).

Lo stesso è a Lodi: nell'atto del 1142 con il quale il vescovo dà in pegno tutte le rendite del patrimonio del vescovado si ricordano le biade e i prati per due miglia intorno alla città. Cfr. Cod. dipl. laud. cit., (ed. Vignati, n. 108, pag. 137-39).

A Pisa dal diploma di Enrico IV (ed. Stumpf Die Kaiserurkunden cit., n. 4745) si sa di «terras que fuere pascua vel paludes... et communia pascua... in civitate vel prope eam usque ad medium miliarium».

Per Bergamo e per la generalità di questo fatto vedi Mazzi A. Note suburbane cit., pag. 27 e segg.

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