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La città italiana nell'alto Medio Evo

Note 478 — PARTE SECONDA La città langobarda-franca (continued 2)

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Cod. dip. long., Troya n. 446.

Nel 724 specioso, vescovo di Firenze dona al capitolo della sua chiesa la propria corte e le altre cose poste in loco Greve ubi et Cintoria nominatur infra plebe et episcopio beati Joannis Baptiste vel Reparate, unde ego episcopus esse ideor, seu infra plebe et territorio sancti Iuliani sito Septimo.

Il Muratori (Antiq. Ital., diss. VI) pubblica un placito tenuto nel comitato aretino in loco Piscinate infra plebem sancti Stephani; nel diploma dell'879 (cfr. Pasqui. Docti cit., n. 16). Carlo il Grosso prende sotto la sua speciale protezione la chiesa aretina «cum omnibus ecclesiis baptismalibus ac titulis».

Nei primi del secolo decimoprimo il vescovo di Torino Landolfo (1030-1038) concede la pieve di S. Pietro di Gassino cum titulis quatuor (cfr. «Mon. Hist. Patr.», Cartharum, I, n. 519).

Da un documento dell'803 (ed. Tiraboschi G. Memorie modenesi, I, cod. dipl., n. XVIII) appare che il locus Colegaria era costituito da sei decanie. L'imperatore Lotario nel suo diploma dell'833 alla chiesa di Aquileia (Muratori Diss. 70) parla di ecclesias parochiales AC titulos earum. In altro documento dell'844 (ed. Tiraboschi loc. cit., I, cod. dipl. n. XXIV) è ricordato il salto bonetia in loco ubi dicitur vico longo sito in plebe sancti Stephani. Cfr. anche Pöhl A. Bischoffgut und Mensa episcopalis, Bonn, 1911-12.

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