Note 635 — PARTE SECONDA La città langobarda-franca (continued 2)
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Ne offre chiara prova la città di Vercelli. Nel 913 il re Berengario concedeva ai canonici delle due cattedrali vercellesi di S. Maria Maggiore e di S. Eusebio (ed. Schiaparelli cit.) mercatum publicum qui singulis kalendis augusti in beati Eusebii festivitate continuatim subsequentibus Et mercatum ebdomadalen qui omni die sabati perficitur. L'uno e l'altro passarono più tardi nelle mani del Comune (Cfr. Adriani G. B. Statuti e monumenti storici del Comune di Vercelli. Torino, 1877, pag. 189, § 260), il quale non vi portò alcun mutamento e conservò anche l'antica distinzione del mercato settimanale dal mercato dei commestibili di prima necessità, strettamente vicinale. Infatti il § CCXCIII (ibidem pag. 209) si esprime così: «Item non prohibebo alicui de districtu civitatis tam laicis quam clericis et poderio ea quae necessaria fuerint ad usum suum et familie sue et usum vicinorum suorum sue ville quibus possint solummodo ad comedendum et bibendum vendere et etiam transeuntibus possint vendere ad bibendum et comedendum. Item non prohibebo mercatum nec ea que necessaria fuerint tam clericis quam lajcis ad usum suum vel locis sive castris qui et que tenentur sive custodiuntur a communi sive pro communi civitatis etc.
Al tempo dello statuto, per quanto relativamente assai antico come lo dimostra la formula in prima persona, caratteristica del breve potestarile, il mercato ebdomadale ha assorbito completamente quello vicinale entro la città, mentre nel resto del territorio, ne rimane ancora distinto.
Anche a Bergamo si verifica lo stesso fatto: l'antico forum viene col tempo a prendere il nome di mercatum. Cfr. Mazzi A. Nota cit. pag. 323.