Note 626 — PARTE SECONDA La città langobarda-franca (continued 2)
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Interessante è a questo proposito il can. 48 degli Statuta eccles. antiqua (ed. Bruns H. T. Canones apostolorum et conciliorum saeculorum IV, V, VI, VII. Berlin 1839 I, pag. 146) compilati, molto probabilmente, nella seconda metà del secolo quarto (cfr. Maassen E. Geschichte der Quellen und der Literatur des kanonischen Rechts in Abendlande bis zum Ausgange des Mittelalters. I, Gratz, 1870, p. 393), il quale stabilisce che il chierico che «non pro emendo aliquid in mundinis vel in foro deambulat» debba esser degradato. Questo canone, infatti, ebbe larga applicazione in Italia, tanto che se ne riscontra l'influenza diretta in varie raccolte, a cominciare da un canone del famoso Attone vescovo di Vercelli. Cfr. Attonis vercellensis opera-Canones n. 43 (ed. Del Signore, Vercelli, 1768, parte II, p. 278).