Note 550 — PARTE SECONDA La città langobarda-franca (continued 2)
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Tutti i documenti parlano sempre di presbyteri. E, del resto, si capisce facilmente che dovendo compiere delle funzioni, a cominciar dalla messa, per le quali la Chiesa aveva stabilito indispensabile il grado del presbiterato, dovevano essere preti.
In seguito, però, forse per quella corruzione degli ordini ecclesiastici che a Milano appare fino dai primissimi decenni del secolo nono (cfr. Puricelli De S. Arialdo cit. IV, 1); sembra che potessero essere decumani anche i diaconi. Almeno Arnolfo (loc. cit. III, 8) racconta che Arialdo era ex decomanis diaconus. Il Giulini — con ragione, secondo me — suppone (loc. cit. parte IV, pag. 13, ad an. 1056) che non solo fosse, per abuso, attribuito il nome di decumani ai preti di molte chiese di Milano che non erano di quell'ordine; ma che fino dai tempi di Arnolfo fosse divenuto un titolo generale a tutti gli ecclesiastici di qualunque ordine, che non fossero ordinarii.