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L'Italia nel 1898 (Tumulti e reazione)

Note 99 — XIII. LA CAPITALE MORALE

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Per l’aumentato desiderio di miglioramenti già conseguiti vedi lo Spencer: Problèmes de morale et de sociologie. Guillaumin et C. Paris 1894 De la liberté à la servitude (pagina 80 a 82). Lombroso scultoriamente sempre: «È stato osservato che, perchè un popolo si sollevi, è necessario che si trovi in uno stato relativo di benessere, perchè nell’eccesso di prostrazione, il popolo come l’uomo non ha abbastanza energia per reagire; sicchè il massimo della sventura umana, almeno quanto alle rivolte, ha quasi un’influenza inibitrice che non il massimo della felicità. È perciò che nel medio evo scoppiarono sommosse in numero maggiore nelle città rette a comuni che nei paesi dove vigeva il sistema feudale, nei quali la plebe era stretta dalla più dura miseria..... Quando le forze del popolo sono consunte dalla fame, esso è men disposto ad usare dell’energia che gli rimane in tumulti sanguinosi, che d’altronde non farebbero che aggravare il suo stato, diminuendogli ancora il lavoro e quindi le fonti della sussistenza. Noi ne abbiamo un esempio sott’occhio in Italia in cui le condizioni del contadino, miserabilissime, non diedero luogo a nessuna sommossa neppure in Lombardia, dove migliaia vivono di una sostanza putrefatta, che li avvelena.» (Il delitto politico, ecc., p. 84 e 85). Forse il Lombroso generalizza troppo la rassegnazione sotto il regime feudale. Il Puviani questi principi di psicologia collettiva li ha applicati al limite di tolleranza delle imposte (Illusione finanziaria mediante associazione delle pene delle imposte fra loro e con altre pene. Nel Giornale degli Economisti Agosto 1898).

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